Come un palloncino dalla mano di un bambino 

  
Ti ho lasciato andare.

Così,

come i bambini lasciano andare

i palloncini, su nel cielo:

con inconsolabile tristezza, 

ma  con meravigliato stupore. 

Ti ho lasciato andare,

proprio così.

E mentre ti vedevo allontanare,

il mio sguardo non ti lasciava,

mentre tu diventavi un puntino,

sempre più piccolo,

che pian piano andava a confondersi

nella linea del mio passato.

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Mal d’autunno

  
Mi basterebbero i tuoi occhi Per tornare sulla nostra panchina

Per ricordare il profumo della tua pelle sotto la maglietta

E le tue mani che hanno sempre saputo la strada senza bisogno di indicazioni

Ché le tue cellule il mio codice stradale sembrano averlo stampato nel DNA.

Mi basterebbero le tue mani

Per sentire il mare nel traffico del centro

Per sentirmi a casa

Per sentirmi viva

Per sentirmi di nuovo io

Ché senza te null’altro sono  

Che l’involucro vuoto di me.

La tua assenza é presenza

 
La tua assenza é presente.

Si annida nelle pieghe

della pelle,

al mattino e alla sera,

del mio corpo addormentato, stanco.

Rimbomba per la rampa

delle scale,

che scendo di fretta,

verso nuove attese,

che non sono la tua.

Si nasconde tra profumi di altri, uguali al tuo,

misti al fumo di sigarette, che sono le tue,

un’incanto di sensi che si spegne,

su odori troppo diversi

dal tuo.

La tua assenza é presente.

Tra le pagine dei libri più belli,

nelle scene dei film più amati,

nelle note di nuove canzoni,

nelle giornate di sole più calde,

tra le mie risate più vere.

E rido, gioisco, mi volto e, voltandomi, la vedo, la tua assenza.

E mi rattristo.

In un lento Sabato pomeriggio,

un altro a spasso tra le meraviglie

della nostra Roma,

mi ricordo di quel giorno

in cui ti scusasti

di un’assenza più presente di te.

É ancora qui, la tua assenza,

ogni giorno a braccetto

con la tua mancanza,

passeggiano al mio fianco,

nudo di te.

11.01.16 – Can you hear me? You’re now far above the moon, Planet Earth is blue and it’s only because of You

La fine del 2015 ci ha portato via Lemmy dei Motorhead e Natalie Cole.

Il 2016 ha voluto strafare.

Non ci sono parole per descrivervi la tristezza che provo in questo momento. Solo concedermi un’intera giornata di Space Oddity in loop potrebbe salvarmi o una giornata commemorativa insieme alla mia folle insegnante di Pilates – che non faceva lezione senza Life on Mars.

Forse solo le black stars, spente a lutto, possono capire.

Non ci credo. Hai detto che non sapevi dove saresti andato, via di qui, ma che di sicuro non sarebbe stato un posto noioso.

Pazzo, genio, ribelle, quanta bellezza ci hai regalato. Non eri umano, eri un extraterrestre. Non ci credo che sei morto, ti sono solo venuti a riprendere.

There’s a starman waiting in the Sky…he’d like to come and meet us…but he thinks he’d blow our minds

 

And the stars look very different today

 

You’re now far above the moon, Planet Earth is blue, And there’s nothing I can do.

*****

E’ arrivata la sera, lo shock inziale sta svanendo, la tristezza si sta acutizzando, davvero ti sei portato via un bel pezzetto di vita, di anima, di me…eppure il tuo lascito è immenso …Da parte mia un GRAZIE gigante per la canzone che ha accompagnato i miei anni più belli e spensierati, stampati a caratteri cubitali sulla mia maglietta preferita…YOU CAN BE A REBEL…

😘

Ti mando un bacio, amore mio,

Su consiglio del mio amico pakistano, che faccio così tanta fatica ad ascoltare.

I pregiudizi toccano anche chi crede di non averne. 

Forse anche di più, perché a volte aggravati dall’inconsapevolezza. 

Volevo solo imparare l’inglese ed invece ho incontrato un pakistano che non parla mica bene l’italiano, “ma che si fa capire bene quando vuole”.

Lui ha preso a cuore la nostra storia o forse vuole solo provarci usando vie alternative. 

La diffidenza va a braccetto con i pregiudizi, amore mio.

E negli anni la mia diffidenza e i miei pregiudizi son diventati così intimi da scambiarsi i numeri. Fanno lunghe conversazioni spalleggiandosi e dandosi ragione. E io sono lì che li guardo crescere. A volte inerme.

E chissà se tu te la ricordi quella ragazza che si arrabbiava da morire per le tue convinzioni politiche. Io comincio a dimenticarla. Ogni tanto la vedo col suo idealismo poco utile arrabbiarsi ancora di fronte all’ennesima generalizzazione, alle chiusure mentali, agli egoismi stretti stretti di questa stretta umanità. 

Eppure a volte la vedo guardarsi intorno piena di paure, verso l’altro, verso gli altri, verso chi è diverso da lei. Verso tutti. 

Chissà se tu te la ricordi quella ragazza lì. La pariolina difettosa, come la chiamavi tu.

Ti mando un bacio, amore mio e non mi aspetto che tu risponda. Non rimarrò delusa se non lo farai. 

Queste lacrime blu sono solo stanchezza. Passerà.