Araba fenice

Ci si perde.

E se non ci si perde del tutto,

Non la si ritrova mica, delle volte, la strada.

Si cerca un luogo senza rumori,

Ma se si han pensieri da vendere a peso,

Persino il silenzio diventa assordante.

Allora ci si spreme fino all’ultima goccia,

Il dolore, 

Fin quando anche a strizzarsi forte e con due mani, 

Il cuore,

non esce più nulla.

Poi all’improvviso succede, 

che in un giorno accecante di sole, 

si spalancano, larghe, larghissime,

le braccia al cielo e con i palmi

Rivolti verso l’alto,

si ascolta soltanto il lieve fischiare di un vento leggero,

Che dice: “Va’, ora puoi ricominciare”.

L’eccezione

Sono la maledetta eccezione.

La rottura del tuo schema. La tua nota stonata. La pecora nera.

Sono il ricordo che non ti molla. L’ossessione che non ti spieghi.

Sono la tua notte insonne, l’emozione incontrollabile, il riflesso inaspettato nel tuo specchio.

Sono la tua altalenante certezza, la tua  costante incertezza.

Sono il tuo rimpianto più grande, la domanda a cui non sai rispondere, il tarlo che ti consuma, il rebus che non sai risolvere.

Sono la tua dannata eccezione.

Sono  il sorriso che ti disarma, lo sguardo in cui ti perdi, l’abbraccio a cui lasciarti andare.

Sono la strada su cui ritorni dopo aver girato a vuoto, sono ciò che resta quando tutto va a pezzi, il tuo porto sicuro, la mano tesa che ti rialzerà.

Sono la tua splendida eccezione.