Reblog: “La cosa più ovvia del mondo” by Pinocchiononcepiu

Lui rispondeva con la musica, che le parole non sono mai così precise. Le parole sono solo specchi che rimandano la tua immagine. La musica ti fa vedere chi sei.

Ma come Presa, direte voi, non scrivi da una vita sul Blog e ora te la vorresti cavare con un Reblog? 

Non é un reblog qualsiasi, amici miei, questo é un biglietto da visita. 

É la migliore presentazione che io possa farvi di Pinocchiononcepiu, di un blog che davvero ne vale la pena. 

In questo post ho trovato le parole che forse cercavo da una vita per spiegare cos’è per me la musica e che di certo non avrei mai trovato perché le “parole non sono mai così precise”, ma se c’è uno che sa trovarle quello é Pinocchiononcepiu.

Vabbé non mi dilungo oltre. Leggetelo e capirete da soli perché non potevo non condividerlo. Piuttosto che piantarvela lì con un mio post malinconico (che é la parola più ricorrente nei commenti sotto i miei post quindi me ne sono fatta una ragione!) ho preferito presentare a chi ancora non lo conoscesse uno dei miei blogger preferiti. Ci sono una decina di Tag e Awards a cui non ho risposto e spero tanto che mi perdonerete, ma se lo spirito di questi Wordpremi é davvero quello di diffondere e condividere ciò che più ci piace di WordPress, ecco, a mio modo l’ho fatto. 

Buona lettura! 😘

Rimasero in silenzio, Caterina e il maestro Giuliani, senza dire una parola, per un tempo difficile da quantificare, incuranti della gente che li sfiorava, quasi oltrepassandoli, come se fossero due entità rarefatte, come certi sogni di cui puoi fare a meno. Piero Giuliani fissava un punto oltre i vetri della porta d’ingresso, oltre la strada, […]

http://pinocchiononcepiu.com/2016/05/29/la-cosa-piu-ovvia-del-mondo/

L’eccezione

Sono la maledetta eccezione.

La rottura del tuo schema. La tua nota stonata. La pecora nera.

Sono il ricordo che non ti molla. L’ossessione che non ti spieghi.

Sono la tua notte insonne, l’emozione incontrollabile, il riflesso inaspettato nel tuo specchio.

Sono la tua altalenante certezza, la tua  costante incertezza.

Sono il tuo rimpianto più grande, la domanda a cui non sai rispondere, il tarlo che ti consuma, il rebus che non sai risolvere.

Sono la tua dannata eccezione.

Sono  il sorriso che ti disarma, lo sguardo in cui ti perdi, l’abbraccio a cui lasciarti andare.

Sono la strada su cui ritorni dopo aver girato a vuoto, sono ciò che resta quando tutto va a pezzi, il tuo porto sicuro, la mano tesa che ti rialzerà.

Sono la tua splendida eccezione.

Le uniche cose importanti

2012-03-20 22.23.11

 

Passerò sopra alle note stonate.

Alle giornate sbagliate,

alle finte risate.

Ignorerò i commenti crudeli,

le facce false,

i giudizi e le spalle voltate.

Non baderò alle ipocrisie,

agli sguardi indiscreti, ai pregiudizi, alle bugie.

Mi accorgerò di ogni tuo diverso respiro,

noterò ogni tua meravigliosa debolezza.

Registrerò come cambia il battito del tuo cuore

se mi abbondono sul tuo petto.

Darò importanza ad ogni tuo piccolo malumore,

annoterò i tuoi sogni, ascolterò il tuo dolore.

Volgerò il mio sguardo alle uniche cose importanti.

L’ultimo abbraccio

hug

Non so se ci saranno cieli nuovi per noi,

non so se avremo un’altra canzone, un altro film, un altro pranzo al mare.

Un’altra notte sotto le stelle, un altro cambio di lenzuola.

Un altro bacio, un altro scambio di pelle.

Un altro sguardo d’intesa, un’altra notte al telefono, un’altra sorpresa fuori da lavoro.

Un’altra passeggiata mano nella mano.

Un altro caffè, un’altra panchina.

Un altro concerto dei Subsonica o di un gruppo alternativo che conosciamo solo noi.

Un altro tramonto, un altro giro  in auto senza meta.

Non so se avremo mai un altro giro di ruota.

Io non lo so e vorrei tanto saperlo per darti almeno un ultimo abbraccio.

Il primo appuntamento

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Lui l’aspettava dall’altro lato della strada. Di fronte a casa sua, appoggiato alla sua adorata Saab, con le braccia conserte e le gambe incrociate. Con quell’atteggiamento di finta noncuranza che negli anni lei avrebbe imparato a riconoscere. Quando la vide arrivare le rivolse un sorriso che era allo stesso tempo  timido e sbruffone e la salutò impacciato con due baci sulla guancia.

Lei era emozionata e spaventata insieme.
Era scesa giù di corsa per le scale guardando più volte nervosamente l’orologio e nonostante fosse, come suo solito, in un ritardo spaventoso, rallentò prima di aprire il portone. Si diede una controllatina nel riflesso della porta a vetri della portineria e si domandò per l’ennesima volta “E se poi non gli piacessi? Non la potrei sopportare un’altra delusione…”. Scacciò il pensiero, uscì dal portone, ma esitò ancora un attimo sulle scalette che portavano al cancelletto davanti alla strada. “E se lui non mi piacesse? In qualche foto non mi piaceva…oddio e sono pure da sola!”. Sbuffò, pensando alla sorella e alla migliore amica che non avrebbero dovuto darle buca in un momento del genere, ma poi con un sospiro si fece coraggio e aprì il cancello. Appena lo vide ogni suo dubbio venne fugato, ogni sua incertezza crollò. Bastò un unico sguardo a farle capire che stavolta era maledettamente fottuta fin dall’inizio e non vi era possibilità alcuna di poter tornare indietro.