DAMNATIO MEMORIAE

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Io ci ho provato a dimenticarti, davvero, ci ho provato credimi. Ho chiesto aiuto a Dio, a tuo padre, alle stelle e alla luna. Ho messo in moto tutta una serie di riti per procedere alla tua Damnatio Memoriae. Era il 20 agosto e avevo ben fisse nella mente le parole che mi aveva rivolto e in un certo senso “regalato” quello scrittore. “Chi ha imparato a fare a meno di noi non è per noi” aveva detto. Ed improvvisamente era come se la porta della consapevolezza si fosse aperta in angolo della mia mente. Una porta spalancata su uno specchio d’acqua limpidissimo in cui non c’era riflessa la tua immagine, nè quella di nessun altro. Mi chiamava, mi attirava a sè e mi invitava a bere e a bagnarmi come se si trattasse di un battesimo o di un’iniziazione.
Così quella sera avevo preso il tuo hd, che avevi lasciato a casa mia e che ancora non ti eri venuto a riprendere e ci avevo messo su le nuove puntate della nostra serie preferita. Era un simbolo: Non ero più disposta ad aspettarti. L’avevo fatto per troppo tempo, senza nemmeno comunicartelo e tu, ignaro, avevi giustamente ripreso e continuato indisturbato la tua vita o la tua ascesa al potere come probabilmente avresti preferito definirla.

Beh, era giunto il momento che lo facessi anche io. Non mi interessava sapere se anche tu mi avevi aspettato, almeno per vedere insieme la sesta serie di The Big Bang Theory, non mi interessava sapere se te l’eri già vista da solo o con qualcun’altra che aveva preso il mio posto. “Chi ha imparato a fare a meno di noi non è per noi”. Era talmente chiaro e lapalissiano che non mi spiegavo come non avessi potuto capirlo prima. Di fronte a questa consapevolezza non si poteva rimanere inermi o bloccati ad aspettare non si sa chi o che cosa. Il momento magico in cui finalmente avrei potuto “vuotare il sacco” non era arrivato. Il regalo del tuo compleanno era ancora lì nel mio armadio insieme al biglietto d’auguri. Ed era come se in tutti questi mesi mi ci fossi chiusa anche io in quell’armadio, sperando che un giorno mi avresti voluto rispolverare come hai fatto col tuo vecchio moncler! Ma non sono un capo d’abbigliamento. E se lo fossi probabilmente non sarei fra i più costosi e griffati o fra quelli che piacciono a te. So di essere stata la tua maglietta sfigata che inspiegabilmente amavi tanto sebbene non l’avessi comprata da Vuitton né in nessun altra casa d’alta moda. Sì probabilmente a modo tuo mi amavi anche tu, questo lo so. Le tue labbra son state spesso bugiarde, ma i tuoi occhi no. A quelli ho sempre creduto. Ma ora avevi deciso che nella tua vita non c’era più posto per una t-shirt del genere. Probabilmente la conservi ancora in un cassetto del tuo cuore, ma non la indossi più, né hai intenzione di farlo. “Le persone che hanno imparato a vivere senza di noi non sono per noi”. Schiaccio play. Penny rimane sconvolta dalla valigetta del make up di Leonard e dalla quantità dei suoi trucchi. Sorrido. Non c’è nessuno a fianco a me sul letto e mi fa strano, ma nonostante tutto sorrido. Alla battuta e forse anche alla mia nuova vita.

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