Anniversari e volgarità

Strano rileggere cosa scrivevo esattamente un anno fa e capire come tutto sia cambiato…quanto io sia cambiata…

Un anno fa sarei stata d’accordo con quelle che dicono che cercano qualcuno che gli faccia perdere la testa, oggi risponderei che una volta tanto vorrei trovarne uno che me la ritrova!

E vabbé, si cresce…o si invecchia?

Fatto sta che é passato più di un anno di blog ed essendo sparito pure Mr. Vain non so se far sparire almeno anche il titolo (uaresovain= you’re so vain)…e allora, scusate la volgarité, ma come direbbe il mitico Salvatore Conte…

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Reblog – Ancora 140 e perché no!?

Rebloggo, su segnalazione del mitico Ysingrinus, l’idea molto carina di Gianni.  Se volete sapere di cosa si tratta e partecipare sbrigateve perché la prima scadenza é il 30 giugno! 😘

Come già spiegavo in modo un po’ criptico nel precedente post, qualche tempo fa ho scritto una breve storiella in 140 caratteri. L’ho fatto così per partecipare giocosamente ad un conco…

Sorgente: Ancora 140 e perché no!?

Ps. La mia storiella in 140 caratteri é piuttosto banalotta, ma ha il pregio di essere esattamente di 140 caratteri (il che non é obbligatorio, visto che bisogna rispettare il limite e non centrarlo, ma questo potrebbe aumentarne la difficoltà).

Lui le giurò di amarla per sempre.Per sempre non esiste-rispose lei. Fino a domani-rilanciò lui.L’amò fino a domani,per tutti i suoi domani.

DAMNATIO MEMORIAE

28aprile2016

Happy Birthday to me, goodbye to you.

Our time and space was beautiful, even if it has ended, even if it will never be the same; the universe is a strange place. In the end, I’m just thankful to have shared anything with you, for any time at all.

Sometimes you will never know the value of a moment until it becomes a memory.

https://www.youtube.com/watch?v=Qu1klC_hYDs

uaresovain

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Io ci ho provato a dimenticarti, davvero, ci ho provato credimi. Ho chiesto aiuto a Dio, a tuo padre, alle stelle e alla luna. Ho messo in moto tutta una serie di riti per procedere alla tua Damnatio Memoriae. Era il 20 agosto e avevo ben fisse nella mente le parole che mi aveva rivolto e in un certo senso “regalato” quello scrittore. “Chi ha imparato a fare a meno di noi non è per noi” aveva detto. Ed improvvisamente era come se la porta della consapevolezza si fosse aperta in angolo della mia mente. Una porta spalancata su uno specchio d’acqua limpidissimo in cui non c’era riflessa la tua immagine, nè quella di nessun altro. Mi chiamava, mi attirava a sè e mi invitava a bere e a bagnarmi come se si trattasse di un battesimo o di un’iniziazione.
Così quella sera avevo preso il tuo hd, che avevi…

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Come se fosse eterno

  

Dove terminava Aprile,

cominciava Maggio.

E così dove finivo io,

Iniziavi tu.

E mentre invecchio,

non invecchia il mio amore,

ferito a morte, 

non invecchia il mio amore,

non cede il passo,

mentre passano le stagioni della vita,

danzando sulla terra,

come se fosse eterna,

come non fosse terra.

E così é il mio amore,

come la terra.

Su di lui

hanno danzato tutti questi anni

E come le stagioni

lo hanno nutrito, 

fatto sbocciare,

poi l’hanno arato,

gli han tolto la sete nei giorni di arsura più dura.

E quando é arrivato l’inverno 

a soffiare venti gelidi sul cuore, 

ha cercato di seppellirlo con pesanti coltri di ghiaccio,

ma immutato é rimasto il mio amore,

come se fosse terra,

come se fosse eterno…

Perché amo scrivere.

  
  È difficile dire perché si ama qualcosa. 
Ogni volta che mi è stata posta questa domanda, qualsiasi fosse l’argomento: che si trattasse di un hobby, una passione o una persona, la tentazione un po’ infantile di rispondere “perché sì” è sempre stata dietro l’angolo.

Molto spesso la risposta o meglio le risposte sono talmente insondabili o connaturate con la nostra più intima essenza da risultare davvero difficili da spiegare o (peggio ancora) elencare agli altri.
Forse il mio amore per la scrittura nasce anche dal mio essere, per natura, profondamente introspettiva, dall’aver bisogno di analizzare sempre ogni cosa accada, dentro e al di fuori di me. 

Scrivere diventa una sorta di valvola di sfogo dei troppi pensieri che affollano la mia mente.

Sì è questo, ma è anche molto di più. Scrivere è ricordare, fissare su un foglio di carta (o di Word!) una giornata speciale, un momento irripetibile, un’emozione unica.

È divertirsi: giocando e sperimentando con quello strumento meraviglioso ed estremamente duttile che è la parola.

È comunicare: rispondere all’urgenza di raccontare una storia o trasmettere qualcosa di proprio agli altri.

È immaginare: andare in luoghi in cui non sono stata, inventare storie, situazioni e personaggi, che vivono nella mia fantasia e non esistono nella realtà, pur prendendo spunto da essa.

Eppure manca qualcosa: cosa sia scrivere per me, non lo so spiegare.

Come del resto non so spiegare l’amore senza privarlo inevitabilmente di qualcosa.

E allora preferisco raccontarlo.

Riportando lo stralcio di un brevissimo racconto autobiografico “L’insostenibile leggerezza dello scrivere“, che avevo buttato giù, un paio di anni fa.

Scrivere era come liberarsi da pesanti zavorre. Ero una mongolfiera che non riusciva ad alzarsi in volo per i troppi pesi che aveva addosso, ma più scrivevo e più mi alleggerivo. Ogni parola era un mattoncino di pesanti pensieri che lasciavo scivolare via. Scrivevo e mi domandavo quanto avrei dovuto scrivere ancora per sentirmi finalmente leggera.